Giovanni Pizzorusso (Giunta Centrale per gli Studi Storici, Roma)
I
cattolici nordamericani e La sovranità temporale dei romani
pontefici propugnata nella sua integrità dal suffragio
dell'Orbe cattolico regnante Pio IX l'anno XIV.
Testo
provvisorio per la lettura al Seminario Internazionale del 30
novembre 2001 presso l'Università della Tuscia - Viterbo
La sovranità temporale dei romani pontefici propugnata
nella sua integrità dal suffragio dell'Orbe cattolico regnante
Pio IX l'anno XIV (Roma, coi tipi della Civiltà cattolica,
1860-64) ha attratto la nostra attenzione proprio in quanto si
presenta come l'edizione di documenti, in particolare di indirizzi
(cioè di petizioni, appelli, lettere d'incoraggiamento)
inviate a Pio IX in difesa della sovranità temporale dei
papi. Tali interventi da parte dell'episcopato, del clero, del
laicato cattolico d'Italia e del mondo erano stati sollecitati
dalla stessa Santa Sede con dei documenti ufficiali del 1859-1860
(encicliche e allocuzioni papali in concistoro pubblicati nel
primo volume della nostra opera) quando con la seconda guerra
d'indipendenza il destino dei territori papali era sembrato ormai
segnato. Infatti, a partire dal 1860 e fino al 1864 si pubblicò
in quest'opera (che alla fine assunse il cospicuo totale di 16
volumi) tutto questo materiale allo scopo di dare il massimo rilievo
a questa iniziativa. Nell'introduzione si afferma chiaramente
l'obiettivo. Soddisfatto per la compatta risposta del mondo cattolico,
Pio IX ha deciso di non lasciare il gran numero di lettere arrivategli
negli archivi, ma di renderle pubbliche per dimostrare che l'appoggio
al potere temporale gli arriva da tutto il mondo, dalle nazionalità
più diverse, da laici e religiosi senza distinzione. Attraverso
l'appello al mondo cattolico e la sollecitazione a prender posizione
su questo problema centrale, il papa in crisi utilizza la risorsa
dell'universalismo della Chiesa come peso da mettere sul piatto
della bilancia nel contesto della politica europea.
Questa politica si ripete nel corso del pontificato di Pio IX
con grandi celebrazioni ecumeniche che fanno confluire a Roma
i vescovi e i rappresentanti del clero di ogni parte del mondo
in occasione di eventi importanti come l'affermazione del dogma
dell'Immacolata Concezione, la canonizzazione di santi e infine
quel Concilio Vaticano I che sarà sospeso proprio dall'arrivo
delle truppe italiane a Porta Pia. Attraverso queste manifestazioni
Pio IX vuol dare il senso che la sua autorità è
superiore alle singole autorità nazionali e che essa si
estende nei cinque continenti.
La diffusione, sollecitata dalla Santa Sede, della pratica degli
indirizzi al papa riflette appunto questa necessità di
Pio IX di ricevere un sostegno da parte dei fedeli e resta nel
futuro. Infatti, dal punto di vista archivistico si può
notare come la serie Indirizzi (conservata nella Biblioteca Apostolica
Vaticana) inizi proprio con Pio IX e continui poi con gli altri
papi per arrivare fino ad oggi (su questa serie c'è uno
studio storico-archivistico molto approfondito sulla Francia per
l'età di Pio IX da parte di Bruno Horaist, La dévotion
au pape et les catholiques français sous le pontificat
de Pie IX (1846-1878) d'après les archives de la Bibliothèque
Apostolique Vaticane pubblicato nella Collection dell'Ecole française
de Rome nel 1995)
Dunque l'opera è il risultato del seguente processo: si
sollecitano presso i vescovi gli indirizzi in favore del potere
temporale; i vescovi si mobilitano affinché tali indirizzi
siano inviati a Roma; a Roma si riuniscono, selezionano e pubblicano
i documenti; si diffonde l'opera a stampa e la si rimanda ai vescovi
perché la pubblicizzino nelle loro diocesi mostrando ai
fedeli la compattezza dei cattolici in difesa del papa.
Si vede dunque come tra 1860 e 1864 venga messa su questa operazione
di propaganda che intende raggiungere gli angoli più sperduti
del mondo. La Congregazione de Propaganda Fide, che si occupa
delle missioni cattoliche in tutto il mondo, si incarica di far
avere a tutti i vescovi e vicari apostolici del mondo l'opera,
anche se, come afferma il prefetto Barnabò in una lettera
circolare del 1865, a causa della imponenza dei 16 volumi non
è possibile inviarla per posta ma occorre che i vescovi
incarichino una persona a Roma della consegna.
Un'operazione quindi che dalla sua messa in opera 1859-60 alla
sua conclusione nel 1865 segue un programma propagandistico ben
preciso. Anche dal punto di vista del contenuto degli appelli,
si osserva che essi si inquadrano nella linea espressa dai documenti
ufficiali pontifici: il capo della Chiesa è libero e indipendente
grazie al potere temporale; il regno del papa esiste da più
di un millennio; il popolo è contento e la condizione di
papa-re è la più opportuna. Su questi tre punti,
malgrado le differenze di sfumature tra le varie nazionalità,
l'accordo è unanime, come affermano gli estensori anonimi
dell'introduzione. Una particolare soddisfazione si esprime per
l'adesione di gruppi di associazioni anche laiche che portano
il sostegno anche di persone illetterate, che non potrebbero firmare
personalmente.
Ai fini di una maggiore diffusione possibile i documenti vengono
lasciati nelle lingue in cui sono scritti. Dunque, malgrado la
solennità dell'opera, non si procede a una traduzione in
latino. I documenti già in latino e quelli in italiano
e in francese vengono lasciati in queste lingue; per quelli in
altre lingue si appronta una traduzione in italiano a piè
di pagina. Alla fine l'opera arriva a essere formata da sette
parti con una ripartizione geografica del materiale e una parte
aggiuntiva di documenti successivi al 9 giugno 1862 quando i vescovi
del mondo si riuniscono a Roma per la canonizzazione dei martiri
giapponesi e di Michele De Sanctis, occasione nella quale Pio
IX ribadisce la sua richiesta di serrare le fila in difesa del
potere temporale e stimola una nuova serie di appelli.
L'interesse
verso questo tipo di fonte risiede in varie possibilità
di utilizzo da parte dello storico: da un lato la raccolta di
questi indirizzi mostra come funziona il meccanismo dell'autorità
universale del papa per ottenere l'adesione dei fedeli e riproporla
a fini propagandistici. Da questa prospettiva vaticana sarebbe
quindi interessante intraprendere una valutazione comparativa
integrale di tutti i documenti, per valutarne le provenienze e
le diversità di accenti, oltre che studiare il modo con
il quale sono stati richiesti.
Un modo diverso è quello di esaminarli dal punto di vista
di una nazione o di un area più o meno uniforme come può
essere il Nordamerica. In questa prospettiva è molto importante
operare una distinzione da un punto di vista tipologico i documenti
pubblicati. Nella raccolta infatti troviamo sia gli indirizzi
al papa veri e propri, cioè i testi delle lettere spedite
al papa da parte di vescovi, comunità religiose, gruppi
di fedeli, sia documenti che mostrano come i fedeli siano stati
informati, normalmente dal loro vescovo, sulla situazione in Italia.
Si tratta di verbali o comunque resoconti di adunanze del clero
o del laicato durante le quali il vescovo espone le notizie e
i commenti provenienti dall'Italia e, in conclusione venivano
approvate delle risoluzioni da inviare a Roma. Questi resoconti,
di cui faremo esempi, appaiono più interessanti delle spesso
stereotipate formulazioni contenute negli indirizzi e danno conto
dello sforzo dei rappresentanti del papa nelle periferie del cattolicesimo
di far comprendere la realtà dell'Italia risorgimentale.
Anzitutto
bisogna notare che i documenti canadesi per numero equivalgono
all'incirca a quelli statunitensi malgrado il minor numero di
diocesi. La mobilitazione del clero canadese e soprattutto quebecchese
è compatta e troviamo molti appelli sia del clero sia di
associazioni cattoliche e di giovani allievi e allieve di scuole
religiose che inviano componimenti poetici. In questi documenti
il contenuto è spesso stereotipato e retorico. In essi
il papa è ingiustamente perseguitato e viene esortato a
resistere ai traditori (il governo francese verso il quale i quebecchesi
non mostrano ovviamente alcuna simpatia). Viene spesso ricordato
il dogma dell'Immacolata Concezione, come opera somma di Pio IX,
e l'appello si conclude per solito con la richiesta della benedizione
apostolica. Le diocesi quebecchesi appaiono senza esitazioni schierate
a difesa del pontefice, definito come bastione del cattolicesimo
o analoghe espressioni.
Più densi di elementi politici e legati all'attualità
della situazione italiana sono invece, come si diceva, gli appelli
emanati dalle riunioni dei cattolici che si concludono spesso
con la presentazione di risoluzioni che vengono votate, cioè
approvate all'unanimità. A queste riunione partecipa il
vescovo che fa una relazione sulla situazione in Italia. Spesso
infatti i vescovi hanno studiato a Roma o vi hanno fatto lunghi
soggiorni e quindi dimostrano, come vedremo, una notevole familiarità
con gli eventi italiani.
Ad esempio il vescovo di Halifax Connolly convince i fedeli che
il potere temporale non è un problema italiano, ma una
questione di stabilità dell'intera chiesa. Tutto il Risorgimento
viene fatto passare per una manovra delle potenze europee priva
di appoggio popolare in Italia, a parte le bande di briganti protagoniste
dei moti e delle sollevazioni. Più o meno analoga è
la posizione del vescovo di Terra-Nova, Mullock e di Trois-Rivières,
Cooke.
Le opinioni personali dei vescovi poi hanno il loro peso. Per
un vescovo ultramontano come quello di Toronto Charbonnel questa
è un'occasione per mostrare come il governo pontificio
sia il migliore del mondo. Nello stato pontificio non ci sono
correnti gallicane, non ci sono università volterriane,
non si profana la domenica con lavori pubblici, la stampa non
è empia e immorale, le tasse sono più basse che
altrove, i funzionari di ottimi costumi. Di fronte ai riformatori
Charbonnel chiede al papa piuttosto di dare meno amnistie e di
procedere senza guanti contro i rivoltosi.
Arriva anche l'appoggio da parte dei vescovi missionari del Nord-Ovest
canadese, oblati francesi di tendenza ultramontana, che testimoniano
il fatto che gli indiani da essi assistiti, pur nella lontananza
dal mondo "civilizzato" sono informati del pericolo
che corre il "grand homme de la prière" e pregano
per lui.
Un aspetto importante di questi appelli (su cui però non
mi soffermo) è che ad esso è associata anche l'offerta
i denaro dell'Obolo si San Pietro che dopo la fine dl potere temporale
diviene il mezzo di sostegno economico della Santa Sede. Nei documenti
si esprime spesso la consistenza dell'offerta, sollecitata nelle
riunioni nei fedeli, come segno inequivocabile di sostegno alla
causa.
I documenti provenienti dal Canada inglese e dagli Stati Uniti
(come del resto quelli Irlandesi) rendono maggiormente conto,
rispetto a quelli del Canada francese, dei modi in cui il vescovo
faceva arrivare ai fedeli le notizie sugli avvenimenti italiani.
Alcune sono vere e proprie lezioni di storia. Ad esempio Colin
MacKinnon, vescovo in Nuova Scozia e ex allievo del Collegio di
Propaganda Fide, prende la parola nell'assemblea dei fedeli per
ripercorrere "con infuocate parole" tutta la vicenda
del potere temporale da Costantino in avanti portando come testimoni
a difesa persino l'infedele Gibbon e il protestante Ranke. Segue
poi la consueta critica alle ribellioni di Romagna, dominate dal
popolino e l'attacco alle idee volteriane e socialiste e all'influenza
delle potenze straniere.
I cattolici del Canada sono tuttavia anche sudditi della regina
Vittoria e la Gran Bretagna è dalla parte italiana; di
ciò i quebecchesi non sembrano preoccuparsi granché.
Invece gli anglofoni, come questi della Nuova Scozia, tengono
a dire essi sono fedeli all'Impero britannico, ma non possono
non simpatizzare con Pio IX attaccato da uomini ambiziosi e senza
scrupoli. Inoltre nel tentativo di mantenersi in equilibrio, si
fa presente che le ottime leggi costituzionali inglesi sono state
stabilite in un'epoca precedente alla Riforma. Infine un oratore
si lancia in un'esaltazione dell'opera del papa per le scienze
e le arti e addirittura per l'abolizione della schiavitù.
Al termine dell'assemblea dove parlano anche deputati al parlamento
e altri religiosi si approvano alcune risoluzioni da inviare a
Roma.
Gli appelli dei vescovi statunitensi riprendono molti di questi
temi, introducendone però altri. Il principale è
senz'altro quello di spiegare ai cattolici americani che il problema
della "libertà" agitato dai patrioti italiani
nemici di Pio IX è un falso problema e che il passaggio
dei territori pontifici da Pio IX a Vittorio Emanuele è
soltanto un cambio di padrone gestito dalle potenze europee. Le
masse sono influenzate da queste pretestuose questioni sulla libertà.
Per sostenere questa posizione si parla moltissimo del primo Pio
IX per dimostrare che egli è un uomo che ha saputo essere
illuminato e riformatore. I pretesi rivoluzionari italiani (socialisti)
hanno in realtà ostacolato le sue riforme e adesso brigano
per mettere al potere sovrani stranieri (Napoleone). Questa è
l'opinione dei cattolici di Natchez. Il vescovo di New Orleans
afferma che la violenza al papa avviene sotto il pretesto della
libertà dei popoli; fa presente che il papa è a
capo di 4-5 milioni di cattolici USA e riassume le posizioni:
1. Indipendenza papa è benefica; 2. Si deve appoggiare
potere temporale; 3. Governo paterno del papa è positivo;
4. I rivoltosi bolognesi sono plebaglia e traditori che si appoggiano
a sovrani stranieri; 5. Che ci si deve schierare contro qualunque
diminuzione della sovranità; 6. che l'attacco al potere
temporale mira anche al potere spirituale; 7. Gli Americani trovino
i soldi per aiutare il papa.
Altri vescovi ricorrono nel loro appello alla retorica e all'uso
mitico della storia: Pio IX è assimilato ai primi pontefici
martirizzati nel Colosseo. Joseph Alemany di san Francisco paragona
i Piemontesi agli imperatori romani che trascinavano i papi al
martirio nel Colosseo; contesta la subordinazione del papa ai
poteri civili con dei paradossi: papa il pastore del gregge sorvegliato
da un prefetto di polizia. Il consigliere del popolo cristiano
dipendente da una sentinella. Anche il vescovo di Cincinnati e
i Marianisti di Vincennes nel Kentucky espongono concetti analoghi.
Sono anche presenti appelli di alcune associazioni etniche di
tedeschi sia negli USA (New York, Boston) sia in Canada che inviano
sostegno e denaro.
Le posizioni dei vescovi americani andrebbero viste anche nel
contesto della spaccatura nella Chiesa statunitense in occasione
della guerra civile e della prudente o incerta posizione della
Santa Sede in proposito. Il successo di personaggi come Garibaldi
nelle città del Nord è un asso nella manica per
il vescovato sudista. D'altra parte il vescovo di Chicago afferma
semplicemente che la Guerra civile in America acuisce il senso
di dolore per il papa accerchiato in Italia.
In questo senso è interessante il testo dell'allocuzione
del vescovo di Louisville Martin Spalding. Spalding è molto
ascoltato a Roma, sostenuto dal prefetto di Propaganda Fide Barnabò
e sarà scelto come arcivescovo di Baltimore, una delle
posizioni di prestigio della chiesa USA. Nel 1863 una sua "Dissertazione
sulla Guerra Civile Americana " sarà pubblicata anonima
sull'Osservatore Romano, nella quale proponeva un'emancipazione
per gradi dalla schiavitù per evitare l'oppressione del
Nord industriale sul Sud agrario (su questo vedi anche Martina).
Spalding partecipa a una riunione del laicato di Louisville: non
vuol parlare poi parte con una memorabile filippica di cui possono
fare solo alcuni cenni. Anzitutto pone un problema di informazione:
gli americani fanno male ad trarre notizie dai giornali inglesi
sciovinisti e protestanti. Lui invece è stato in Italia,
conosce gli italiani e trae notizie da forti intransigenti come
il piemontese Margotti). Smentisce il luogo comune che il governo
del papa sia tutta di preti. Riprende poi la questione che in
Italia la lotta non è tra libertà e dispotismo,
ma tra Papa e VE: un semplice cambio di padrone. Noi, sostiene,
preferiamo il papa: il potere temporale è suo diritto,
mentre VE è una marionetta nelle mani della Francia ed
è un Church Robber e an assaillant of women; insomma è
un gran filibustiere. Anche a San Marino, bastione del repubblicanesimo,
si protesta contro VE. I sanmarinesi preferiscono il protettorato
papale. Poi mette in luce le manovre straniere sui sudditi del
papa: la rivolta di Bologna è stata fomentata da Torino.
Anche in Toscana si tratta di minoranze manovrate dai francesi.
Ricorda infine Violenze della Repubblica romana. Meglio allora
stare sotto lo zar che sotto i carbonari italiani, i giacobini
francesi, i Plug Uglies di Baltimore. Ce n'è anche per
Palmerston che non interviene ma è d'accordo: lo sarebbe
lo stesso se tutto ciò avvenisse in Irlanda? si domanda.
Si sofferma poi su singole realtà. Parma e soprattutto
Firenze e la Toscana dove cita la lettera di un fiorentino al
Times che esprime i dubbi sulla veridicità dei plebisciti.
Il papa quindi non deve cedere di un passo. Accettare la cessione
della Romagna non sarebbe di nessuna garanzia. Cita l'episodio
di John Brown a Harper's Ferry: la Virginia non è restata
a guardare e non ha concesso nulla. I presunti patrioti sono in
realtà dei professionisti dei rivolgimenti e l'esercito
di Garibaldi è fatto dagli avanzi di tutte le armate; Vittorio
Emanuele è il William Walker dell'Italia, alludendo all'avventuriero
americano che tentò di prendere il potere in vari stati
dell'America centrale finendo poi condannato morte. L'appassionata
orazione di Spalding si conclude con l'affermazione che forse
Napoleone III prevarrà ma per un tempo limitato e verrà
la sua Sant'Elena.
Pur non essendo particolarmente numerosi nel caso degli Stati
Uniti (forse a causa della guerra civile in corso), questi documenti
presentano un particolare interesse per il modo con il quale alla
comunità cattolica nordamericana viene presentata la storia
del Risorgimento. Invece, per una valutazione effettiva sul grado
di consenso del cattolicesimo americano al potere temporale del
pontefice, che questi testi (di chiara matrice apologetico-propagandistica)
esprimono, occorre un'analisi più ampia attraverso il confronto
con altra documentazione.