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Linguaggi della politica nel '900.
Propaganda e comunicazione di massa
nella storia delle campagne elettorali

(Viterbo, convegno internazionale di studi, 3-5 aprile 2001)


Le campagne elettorali in Europa: gli studi storici e i percorsi di ricerca

Serge Noiret, (Istituto Universitario Europeo, Firenze)


Il linguaggio della politica usato durante le campagne elettorali integra forse, l'intera storia politica delle democrazie europee nei due secoli scorsi, il XIX° e il XX°. Perciò, non esiste - a mia conoscenza - un lavoro storiografico organico che tratti dell'organizzazione e del linguaggio delle campagne elettorali nei singoli paesi europei come invece ci è stato offerto - di recente - da Daniele Caramani con la ricostituzione dei risultati elettorali a livello di collegio in tutti i paesi dell'Europa durante gli ultimi due secoli nel quadro di un progetto di ampio respiro dell'Università di Mannheim sulle Societies of Europe(1). Tuttavia, all'inizio del XXI° secolo, si potrebbe tentare di definire il concetto di "campagna elettorale", dal punto di vista della storiografia, per addentrarsi meglio nei suoi linguaggi politici anche se, per farlo, dobbiamo ricorrere ai lavori dei politologi o, comunque, privilegiare l'ambito interdisciplinare e comparativo senza il quale, non si può studiare l'argomento.
Una campagna elettorale si può definire come un insieme di pratiche politiche ed istituzionali svolte in successione dallo scioglimento delle assemblee elette, sino al voto per nuove assemblee rappresentative. Mi avvarrò della definizione data da un politologo come David Butler, secondo cui, "the term is used to describe the persuasive activities that go in the period before the actual casting of votes"(2).
Le campagne elettorali sono state definite in questi termini non prima degli anni 1870 negli Stati Uniti e in Inghilterra. In Italia, ancora in piena epoca giolittiana è più facile trovare nella stampa un riferimento alla "lotta o battaglia elettorale" o al "movimento elettorale" che al termine "campagna" ed infatti, se si inizia la nostra analisi dal Risorgimento, si può ben affermare che si studia un tema concettualizzato solo posteriormente, che non possiede ancora valore intrinseco in quanto tale nelle prime elezioni dello Stato unitario.
Oltre a riflettere sul significato del termine "campagna elettorale" o forse per meglio renderne conto, si può affermare che le campagne elettorali possiedono dei tempi interni, delle scadenze simili indipendentemente dai paesi o dalle epoche considerate. Si possono dunque rilevare degli elementi modernizzanti nelle campagne elettorali -dei cambiamenti- che sono sempre storicizzabili mentre, permangono immutati gli elementi costitutivi ed i tempi interni delle campagne in tutti i contesti elettivi e questo, anche quando noi storici parliamo di campagne mentre i contemporanei parlano di altre cose.
In Italia come in altri paesi, la mobilitazione dei partiti e, prima della loro esistenza stabile ed istituzionalizzata, dei comitati elettorali che sostenevano le candidature, si fece dall'inizio in due direzioni per impostare al meglio la campagna. La prima è sempre stata rivolta all'aspetto normativo: infatti si fece sempre un uso spregiudicato dei regolamenti amministrativi e dei codici elettorali per ottenere i suffragi. La seconda -una volta stabilita la norma o la sua assenza- era appannaggio dei candidati e dei loro sostenitori che si servivano di tutte le possibilità, anche non lecite, per influenzare il voto dei cittadini durante la campagna elettorale e fino al seggio elettorale stesso. Questo tipo di comportamento, spregiudicato fino all'illiceità è comune nell'Europa liberale ed è descritto egregiamente da Moisei Ostrogorski per la Gran Bretagna e gli Stati Uniti di fine Ottocento in uno studio che può servirci di paradigma per concepire le basi di una riflessione storica. Lo scienziato russo -e la cosa viene rilevata in molti studi di diverse storiografie nazionali per l'intero Ottocento- indica proprio nell'assenza di regole in merito alle campagne elettorali, lo spazio di manovre anche illecite di partiti e candidati. Infatti, le campagne elettorali occupavano proprio uno spazio della politica ancora non tutelato dalle leggi e dai regolamenti che solo lentamente si faranno strada per rispondere alla corruzione diffusa o ai problemi di ordine pubblico(3).
Le storiografie non italiane che maggiormente hanno offerto studi nel campo delle elezioni e dei comportamenti elettorali propongono modelli di studi e problematiche anche valide per l'Italia. In Francia si è tentato un'analisi approfondita della mobilitazione elettorale e dell'atto del voto come nascita della cittadinanza politica e della democrazia nazionale(4). Sulla scia delle proposte di René Rémond di una nuova storia politica che metteva al primo punto la storia del Suffragio Universale, alcuni politologi e storici si sono avvicinati al significato del voto e dell'elezione all'ombra del SU. Per Alain Garrigou -autore di un'opera fondamentale per lo studio del significato del voto- il cittadino diventa parte del sistema politico nazionale attraverso la campagna elettorale e l'attribuzione di un voto sempre più atto individuale e sempre meno rito collettivo in un sistema che, già dal 1848, offriva il suffragio politico a tutti i maschi maggiorenni(5).
Possiamo contare anche in Italia ed in Europa, su nuovi studi offerti dal "mercato" storiografico ? In un intervento durante il congresso annuale dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia promosso nel novembre 1995 da Pier Luigi Ballini, avevo già avuto modo di tentare di organizzare la materia "campagne elettorali" per l'Italia liberale e di proporre in parte, le riflessioni che seguono(6).
In Italia, si sono finora studiate -di più per le elezioni legislativi e molto meno per altri tipi di elezioni come quelle locali- le regole generali con le quali si usava votare nell'epoca liberale, regole che determinano in parte il tipo di campagne e di organizzazione politico-partitica in un dato momento storico. Si studia il tipo di "scambio" che interveniva al momento del voto nel mercato politico e che veniva costruito in sede di campagna elettorale; come formalmente funzionava il sistema del voto e, prima, come candidati, comitati e partiti mobilitavano gli elettori in campagna elettorale, attraverso quali modalità tecniche di uso delle leggi e della propaganda. Alcune informazioni ci sono note relativamente alla diffusione delle candidature tra clientele, reti familiari e reti di relazione e di interesse ma, anche ai mezzi e alle procedure utilizzate per organizzare il consenso in favore del candidato. Studiare le campagne elettorali impone tuttavia di interessarsi a quattro tipi di studi.
Il primo ambito di studi in cui si possono trovare indicazioni utili in merito al nostro tema è quello delle storie locali. Le premesse metodologiche della microstoria non sono tuttavia presupposti necessari nel nostro caso. Per poter ottenere informazioni su elezioni, partiti e campagne elettorali, sono utili proprio le storie locali anche distaccate dal contesto delle problematiche storiografiche ad ampio respiro. Sono necessari i racconti dettagliati, precisi, minuti sulla base di fonti difficilmente accessibili che fanno vivere la storia passata quasi ora per ora con profusione di particolari. In alcuni paesi come il Belgio, la Germania, l'Italia e la Spagna, studi rivolti ad alcune regioni, provincie o città, sono ormai una realtà consolidata legata anche alle identità regionali e locali nate nell'ultimo quindicennio anche attraverso decentramenti universitari e creazioni di identità culturali e geografiche subnazionali, un decentramento politico-amministrativo che è andato di pari passo con la maggior coesione di una realtà sovranazionale come quella dell'Unione Europea.
Un altro filone ricco di informazioni per il nostro tema è la storia sociale della politica. Una tale storia si interessa della ricostruzione delle reti familiari, di relazioni, di clientele e di patronage del notabilato borghese ottocentesco. Questi studi interdisciplinari sono molto attenti sia alla storia amministrativa che all'antropologia storica. Occupandosi di storia politica nei collegi e di meccanismi politico-partitici ed infine delle relazioni tra il centro e le periferie politiche, essi sollevano numerosi interrogativi in merito alle campagne elettorali anche se, queste, non sono che raramente al centro dell'analisi storiografica.
Un serie di studi che interagisce con quelli precedenti è costituito dalle biografie di singoli uomini politici. Infatti anche la biografia che raggiunge spesso gli intenti della microstoria o della storia locale, offre dovizie di particolari sull'"homo politicus", sul modo con il quale si orchestravano le campagne elettorali nei collegi, sui rapporti politici-partitici nel centro e nelle periferie e sulle modalità pratiche del voto che si intrecciano necessariamente con le campagne elettorali. Questo genere storiografico va dovutamente integrato con la memorialistica a cavallo tra fonte e racconto autobiografico, un tipo di fonte che offre molto, anche se indirettamente, per capire i tempi ed i linguaggi della politica.
Infine, un altro filone storiografico è quello degli studi sulle istituzioni della politica come i partiti e le famiglie politiche e, anche, sulle elezioni, le loro leggi, il loro svolgimenti. Tali studi si sono notevolmente sofisticati e moltiplicati durante l'ultimo ventennio in Europa. In questi quattro ambiti di studi, la campagna elettorale trova un suo spazio autonomo anche se non sempre viene definita come tale o messa in evidenza. Questa formalizzazione di 4 direzioni nei nostri studi rappresenta tuttavia solo una proposta di sistemazione della storiografia esistente attorno ad alcuni assi centrali.
La campagna elettorale è un tema che esula a mio parere da strette "gabbie" cronologiche ma anche spaziali o geografiche. Si possono studiare esempi di campagne elettorali dell'Europa borghese e liberale o dell'Europa contemporanea, campagne elettorali nell'America Latina ed in generale di paesi non europei ma, anche di elezioni durante l'epoca totalitaria degli anni '30, per non parlare di tutte le campagne elettorali non limitate all'esercizio del voto politico o amministrativo in ambito sindacale o in varie istituzioni private o pubbliche che possono presentare affinità nelle loro tematiche.
La campagna elettorale è composta da alcuni elementi e si articola poi in varie fasi cronologiche che la qualificano al di là dei luoghi dove si svolge fisicamente e spesso anche dei periodi storici considerati. La campagna viene infine influenzata da alcuni fattori. Si può infatti affermare che i riti delle campagne elettorali si somigliano quando si riscontrano le stesse fasi dello sviluppo del sistema politico-partitico, ma che, anche a prescindere da queste fasi e della modernizzazione dei riti politici, la campagna elettorale da luogo ad una continua ripetizione di momenti quasi "istituzionalizzati" all'interno del processo politico elettorale(7).

Elementi costitutivi delle campagne elettorali

Raymond Huard afferma che "il est très vite apparu qu'une campagne électorale comprenait un certain nombre d'éléments indispensables: la diffusion d'un matériel de propagande (profession de foi, affiches, brochures et journaux, bulletins de vote), des réunions publiques et privées et des tournées électorales à quoi s'ajoutent, bien qu'elles soient tout à fait illégales, des formes diverses de pressions ou de séduction de l'électeur. Tout cela suppose la possession d'un trésor de guerre dont il faudra voir l'origine"(8). Questa riflessione che mescola elementi politici, propagandisti e temporali -già presenti in Ostrogorski- permette di identificare alcuni elementi classici, idealtipici di ogni campagna elettorale. E, quattro sono a parere dello storico francese, gli elementi caratterizzanti la campagna elettorale: la produzione di materiale di propaganda, l'attività politica oratoria svolta attraverso i discorsi, i meetings, le canzoni, i comizi ecc., ed infine, le pressioni sul corpo elettorale, anche illecite, il vasto campo della corruzione che rimane strettamente legata all'attività elettorale in tutti paesi. A sostegno di tutto ciò Huard segnala la necessità di formare un capitale sufficiente per sostenere finanziariamente la campagna.
A prescindere dei luoghi e dei tempi, questi 4 elementi individuati da Huard, il materiale di propaganda, l'attività oratoria, i finanziamenti e le pressioni sul corpo elettorale, si possono rintracciare in tutte le campagne elettorali. Ci si può dunque interrogare sulla campagna elettorale delimitandone meglio gli elementi costitutivi e -vedremo adesso- anche le varie fasi cronologiche. Le modalità pratiche della campagna elettorale si possono così facilmente comparare ottenendo delle tipologie forse più vicine alle scienze sociali e politiche e dunque mettendo in evidenza alcuni punti nodali a loro comuni.

Cronologia delle campagne elettorali

Per primo, ci si occupava di far nascere la candidatura più valida possibile. In seguito ci si cimentava nell'organizzazione della propaganda per il candidato rivolgendosi ai "sensi e alla mente" degli elettori, avrebbe detto Ostrogorski. Veniva poi il giorno dell'elezione durante il quale l'attenzione dei militanti era tutta rivolta -oltre che a fare propaganda- a compiere le prassi amministrative legate alla costituzione dei seggi per favorire il loro candidato. Infine, il comitato elettorale si occupava delle eventuali contestazioni del dopo voto. Queste 4 attività -che costituivano la ordinaria prassi elettorale nell'Italia liberale- sono le stesse che politologi e storici descrivono in spazi geografici e contesti storici diversi.
In realtà, se abbiamo segmentato in quattro elementi diversi e ovunque rintracciabili le campagne elettorali nella fase di costruzione dello stato democratico, questi elementi costituiscono soltanto uno dei momenti sequenziali dell'atto del voto e di tutto il processo di mobilitazione politica che avviene attorno all'elezione dei rappresentanti in democrazia. Diventa così molto importante definire cronologicamente, nelle sue varie fasi temporali, lo svolgimento della campagna stessa per dare uno spessore storico ai 4 elementi che ne costituiscono l'ossatura.
Definire i momenti obbligati di una campagna pone per primo il problema di quando cominciava e quando chiudeva i suoi battenti, il che non corrispondeva sempre con la chiusura dei seggi. Le fasi necessarie per lo svolgimento della campagna erano costituite da 4 momenti: la proclamazione dei candidati, le attività politiche dei comitati e dei partiti in materia di propaganda, il voto ed infine, dopo di esso, la eventuale contestazione dei risultati. (Ammontavano anche a 5 questi "momenti obbligati" nelle elezioni a suffragio ristretto con la definizione delle liste elettorali. Il lavoro effettuato da diversi attori politici per iscrivere -o spingere all'iscrizione- i potenziali elettori era da considerarsi nettamente parte della campagna elettorale). Anche qui è facile evidenziare così almeno 4 momenti cronologici presenti in tutte le campagne elettorali, anche se la loro importanza e il loro contenuto varia a seconda delle epoche, dei paesi e delle legislazioni elettorali vigenti.

I fattori influenzano lo svolgimento delle campagne elettorali

Quattro sono gli elementi costitutivi delle campagne elettorali, quattro le loro fasi cronologiche, e anche quattro gli ordini di fattori che ne condizionano il linguaggio, le plasmano e le trasformano e permettono agli storici di reintegrarle in un particolare contesto storico e cronologico.
Innanzitutto, le campagne dipendono dal tipo di sistema politico-partitico funzionante e dal rapporto esistente tra centro e periferia di questo sistema. Esse dipendono inoltre dal codice elettorale (tipo di scheda, voto segreto, suffragio universale, ordinamento degli spazi interni delle sezioni elettorali, ecc..). Il comportamento delle autorità di fronte alle norme e il modo con il quale i codici venivano interpretati o disattesi sono parte integrante dello studio dell'operatività o meno di queste norme. In terzo luogo, le campagne dipendono dalla struttura dei collegi, siano essi urbani o rurali, dalla loro dimensione, dalla loro geografia umana, economica, sociale ed antropologica, dalle reti di clientele e di relazione dei candidati. É infine importante ricordare che le campagne elettorali mutano con lo sviluppo del sistema politico-partitico, come si è detto al primo punto ma, anche, attraverso la diffusione della cultura cultura politica e democratica che contiene in fieri l'atto elettorale. Dall'elezione concepita come manifestazione delle strutture sociali di dipendenza nei piccoli collegi si passerà ad uno scambio politico nazionale dove la politica e la propaganda si faranno per delle idee, dei programmi, delle opposte cause. Tuttavia, la dimensione locale dei linguaggi politici continuerà a giocare un ruolo più o meno incisivo a seconda delle epoche, dei sistemi elettorali utilizzati e delle zone geografiche diverse. E' il significato cultural-politico del voto stesso che è soggetto a cambiamenti a seconda delle epoche storiche considerate. Questo quarto ed ultimo fattore della cultura politica ambientale opera in quello che i politologi definiscono un "mercato elettorale" o un arena elettorale. Si parla in questi termini del voto come scambio, del voto come ideale collettivo o, infine del voto come momento dell'interesse personale nel quale la politica non ha ancora cittadinanza o, infine, di un voto come interesse collettivo, quando esso diventa la risultante di una scelta politico-programmatica degli elettori.

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1. D.Caramani, The societies of Europe. Elections in Western Europe since 1815. Electoral results by costituencies. London, 2000.


2. D.E.Butler, Election campaigns in The encyclopedia of democracy a cura di S. M. Lipset, Vol.2, Washington, 1995, p.402.


3. M.Y.Ostrogorski, La democrazia e I partiti politici a cura di G.Quagliariello, Milano, 1991, pp.270-297 per la Gran Bretagna e pp.463-496 per gli Stati Uniti.


4. Michel Offerlé, Olivier Ihl, Yves Deloyes, Raymond Huard, Pierre Rosanvallon, Daniel Gaxie, Patrice Gueniffey, Jean-François Sirinelli, Odille Rudelle, sono alcuni storici e politologi francesi di diverse generazioni, che hanno maggiormente innovato e dato una svolta alla storia politica francese nell'ultimo quindicennio. Tuttavia ci sembra che un testo essenziale per impostare anche metodologicamente il nostro argomento sia stato pubblicato nel 1992 dal scienziato della politica Alain Garrigou che descrive il "fatto elettorale", il suo svolgimento e significato in evoluzione: Alain Garrigou, Le vote et la vertu. Comment les Français sont devenus électeurs, Paris, 1992.


5. R.Rémond, Les élections in Pour une histoire politique, Paris, 1988 pp.33-48 che riprende il saggio L'apport des historiens aux études électorales già pubblicato in Explication du vote. Un bilan des études électorales en France, a cura d D.Gaxie, Paris, 1985 e seconda edizione 1989, pp.37-48.


6. S.Noiret: Le campagne elettorali dell'Italia liberale: dai comitati ai partiti, in P. L. Ballini (a cura di), Idee di Rappresentanza e sistemi elettorali in Italia tra Otto e Novecento, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1997, pp. 383-454.


7. E' significativo a questo proposito poter citare il lavoro di P.Gueniffey, Le nombre et la raison. La Révolution Française et les élections., Paris, 1993 per rendere conto della successione di un certo numero di pratiche e di operazioni elettorali identificate dall'autore per la rivoluzione francese, ma valide anche per I due secoli successivi nei processi di voto delle democrazie parlamentari. (Tabella dello svolgimento delle operazioni elettorali presentata alla p.274.)


8. R.Huard, Le suffrage universel en France, Paris, 1991, pp.268-269.



 

 

 

 

 

 

 

 

 


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