| UNA RELIGIONE
CIVILE PER GLI ITALIANI ? |
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di Gaspare Nevola (Un. Trento)
- Sintesi della relazione -
1. Le democrazie contemporanee hanno bisogno
di religione civile ? La religione civile, nel caso, è una
risorsa disponibile ?
Nel nuovo contesto ideologico e geopolitico internazionale,
maturato dopo il “crollo del Muro di Berlino” e il tramonto
del comunismo, vediamo moltiplicarsi le diagnosi degli osservatori
e degli studiosi centrate sulla tesi della “fine della democrazia”
e sull’avvento dell’epoca della “post-democrazia”.
In realtà non ci pare appropriato parlare di fine della “democrazia”
tout-court. Ciò cui assistiamo è piuttosto un disagio
sempre più percepito nei confronti della “democrazia
rappresentativa” e l’imporsi di diffusi fenomeni politici
che sfidano il modello ereditato dalla tradizione liberale. Ci troviamo
cioè di fronte a tendenze che probabilmente indicano trasformazioni
profonde nel funzionamento delle nostre democrazie e spesso anche
nei criteri di legittimazione e di autorappresentazione di quei
regimi politici che continuiamo a chiamare democrazie.
Ad emergere è uno scenario politico che forse è più
opportuno definire “delusione” o “disillusione”
democratica. Le nostre democrazie stanno perdendo la forza dell’”incantesimo
democratico”. Ma un regime democratico può, e fino
a che punto può, persistere come “democrazia disincantata”
?
Oggi la posta in gioco sembra riguardare, in definitiva, le “buone
ragioni dell’incantesimo democratico” e la scommessa
su “buone ragioni per un buon incantesimo democratico”.
In questa prospettiva, l’analisi delle nostre democrazie (compresa
quella italiana) chiama in causa la dimensione della cultura politica
: quella sfera nella quale si ha a che fare, tra l’altro,
con credenze e sentimenti diffusi di riconoscimento reciproco e
di identificazione collettiva in una comunità politica, con
la fiducia orizzontale e verticale tra cittadini, tra gruppi e rispetto
alle istituzioni politiche, con la lealtà politica nel contesto
di una condivisa comunità democratica (di una patria democratica).
In questo quadro possiamo collocare l’attuale ritorno di attenzione,
da parte di alcuni studiosi, per il tema della “religione
civile”.
2. La democrazia italiana ha bisogno di una religione
civile ? C’è in Italia una religione civile ? Il dibattito
recente sulla religione civile in Italia.
Il caso italiano, pur con le sue specificità,
rientra nella condizione generale delle democrazie sopra richiamata.
Non è quindi casuale che negli ultimi anni si sia aperto
anche in Italia un dibattito sulla religione civile. Storici, sociologi
e politologi si sono posti, in particolare, il problema se nell’Italia
repubblicana e oggi soprattutto sia registrabile l’esistenza
di una qualche religione civile ovvero se la nostra democrazia ne
abbia comunque bisogno per affrontare i problemi di integrazione
civico-politica di cui essa soffre e i suoi effetti negativi sul
funzionamento del processo politico democratico - problemi che si
presentano in modo acuto soprattutto da quando alla rottura dei
vecchi equilibri della “Prima” Repubblica non è
seguito il ricostituirsi di nuovi attorno ad una “Seconda”
Repubblica”.
In Italia, come anche negli altri casi, il linguaggio della religione
civile si è tipicamente incrociato con quello dell’identità
nazionale e del sentimento di patria. Una religione civile, del
resto, si esprime in un contesto storico-politico nazionale ed esprime
una dimensione di senso che concorre a forgiare ed alimentare il
sentimento di patria.
3. Dove verificare la presenza di una religione
civile ?
La religione civile si esprime, tra l’altro
ma significativamente, attraverso simboli, feste e riti pubblici.
Anche se i riti collettivi tendono ad imbarazzare lo spirito liberaldemocratico
delle nostre società “secolarizzate”, essi continuano
a persistere a dispetto di ogni tesi sulla modernizzazione e sul
trionfo del razionalismo. I riti pubblici sono quindi un fenomeno
da considerare con serietà. Liquidarli frettolosamente come
manifestazione di folklore o di arretratezza politico-culturale
impedisce di confrontarci con il problema umano della sacralizzazione
della politica.
Considerare i rituali pubblici in democrazia costituisce quindi
un utile banco di prova quando si voglia cercare di capire se una
sociatà possieda una religione civile (oppure no), e nel
caso di quale tipo, con quali caratteri.
Soffermarsi sulla ritualità pubblica oggi in Italia diventa
così un modo per affrontare problematiche sottese al recente
dibattito sulla religione civile e discutere alcune tesi da esso
prodotte, specie in riferimento al caso italiano.
4. In Italia osserviamo negli ultimi anni che i riti collettivi
hanno acquisito una crescente vitalità e rilevanza pubblica,
talora con sensibile valenza politica.
Abbiamo così assistito ad una serie di
eventi rituali impressionante per frequenza e a volte per intensità
di significato collettivo. Alcuni di essi rienrano propriamente
nella categoria dei “riti della nazione” : o perché
deliberatamente tali (“progettati” come tali) o perché
nel loro svolgimento hanno assunto tale aspetto.
Per fare solo alcuni esempi più clamorosi e recenti, pensiamo
alla visita del Papa al Parlamento della Repubblica italiana, al
funerale di Agnelli e a quello delle vittime italiane di Nassiriya,
ma anche al rilancio della “Festa della repubblica”
(in occasione della ricorrenza del 2 giugno), alla “Festa
della Liberazione” (in occasione della ricorrenza del 25 aprile)
o alla fitta trama di manifestazioni simbolico-rituali promossa
in particolare dal presidente della Repubblica Ciampi.
5. La funzione identitaria dei riti collettivi.
6. Contenuti identitari dei riti della nazione
in Italia, oggi.
7. Una religione civile per l’Italia ?
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