Nazionalcattolicesimo, cerimonie e riti nella Spagna franchista

di Giuliana Di Febo (Universitá degli Studi Roma Tre)

- Sintesi della relazione -

Partendo da precedenti lavori si cercherà di approfondire la complessità e la particolarità del modello di relazione tra politica e religione che configurrerá il regime franchista fino agli anni sessanta .
A partire dalla guerra civile fino all’ ultima spettacolare evento religioso -il centenario teresiano celebrato nel 1962- la Spagna è continuamente attraversata da pellegrinaggi, desagravios, processioni, spesso celebrati in occasione di ricorrenze religiose che vantano una tradizione popolare e riadeguate alle urgenze politiche del regime. Integrazione, costruzione di una “nuova” identità nazionale, sacralizzazione del caudillaje di Franco, scenificazione dello stato confessionale formano parte integrante del nazionalcattolicesimo, termine questo che sta a indicare la specifica compenetrazione tra chiesa e stato che caratterizza la dittatura franchista e che ha un suo risvolto nella costruzione di una identità nazionale non scindibile dall’ appartenenza al cattolicesimo
Senza dubbio la Crociata, e cioè l’ interpretazione data dalla chiesa all’ Alzamiento dei generali del luglio del 1936, con tutta la sua carica palingenetica e rigeneratrice, si configura come incipit di una proliferazione di miti e simboli che hanno la loro matrice nel passato : i re cattolici in particolare - al tempo stesso protagonisti dell’ ultima fase della “riconquista” e della “conquista” dell’ America”- offrono un potente referente simbolico- ideologico.
In quest’ ottica va analizzata anche la messa a disposizione da parte della chiesa dei suoi apparati litugici e cultuali in funzione della legittimazione del regime e, soprattutto nei primi anni, in interazione con liturgie falangiste . In questo senso il modello di relazione che si va configurando attraverso riti, cerimonie e devozioni è altra cosa rispetto alla “religione politca ” (Mosse, Gentile): Le stesse liturgie civili - sfilate militari, culto dei caduti,anniversari del regime, il saluto romano, -sono seguite o precedute da rituali cattolici. Ad esempio feste come il 12 ottobre - Dia de la Hispanidad -, il 18 luglio (celebrazione dell’ Alzamiento) e l’1 ottobre (festa del Caudillo), sono caratterizzati da una concentrazione e fusione di riti e cerimonie patriottiche, militari, religiose.
Al riguardo si prenderá inesame uno dei miti più potenti generati dal regime franchista, quello di Josè Antonio primo de Rivera, fondatore della Falange, giustiziato ad Alicante nel 1936 dopo essere stato processato e condannato per complotto contro la Repubblica. Più che l’ utilizzazione poltica del mito da parte di Franco e del regime, già da altri studiata (Gibson, Casali) saranno oggetto di analisi le cerimonie e riti che si celebreranno per anni in Spagna in occasione della ricorrenza del 20 novembre. In particolare si fará riferimento al trasporto delle spolie di Jose Antonio iniziato il 20 novembre del 1939 da Alicante -attraverso un imponente corteo funebre - e concluso il 30 novembre all’ Escorial dove avverrá la sepoltura di Josè Antonio alla presenza del Caudillo. Il trasporto della salma viene effettuato a piedi lungo un tragitto di piu di 400 kilometri, giorno e notte senza mai permettere al feretro di toccare la terra grazie ai continui relevos operati da capi falangisti ed è seguito da una moltitudine che recita rosari, piange, saluta con il braccio alzato. Nella cerimonia confluiscono liturgie militari, religiose e falangiste rituali e simboli mutuati dalla tradizione ma anche dal fascismo e dal nazismo) . Il 20 novembre dichiarato dal regime con decreto legge “Giornata di lutto nazionale”, diventa avvenimento celebrato da tutta la nazione in lutto. Josè Antonio, “martire”,profeta”, “fondatore “è fatto oggetto di una sacralizzazione che attinge linguaggi e modalità dal culto dei santi-: esemplarità,interecessione, provvidenzialità , morte edificante. Al tempo stesso è rappresentazione della potenza della Falange, in quel momento in grande ascesa, esaltazione della vittoria e continuità tra il credo falangista e cattolico di Josè Antonio e “Nuovo stato” ma con la legittimazione.della chiesa che è presente in tutte le fasi della traslazione con i suoi rappresentanti e la sue liturgie.
Con la sconfitta delle potenze dell’ asse, il regime franchista accentuerà i caratteri cattolici come emblematizzazione della “differenza” spagnola nei confronti dei fascismi.La “defalangistizzazione” del regime comporterá una notevole riduzione di liturgie falangiste e lo stesso saluto romano abrogato con decreto legge. Sul finire degli anni 50 un nuovo trasferimento delle spolie di Josè Antonio verra effettuato con corrispondente cerimonia nella primavera del 59 al monumento del Valle de los Caidos. Essa avverrá in una scenografia meno spettacolare ma anch’ essa caratterizzata da interazioni, concentrazioni e coincidenze. Il Centenario teresianio, celebrato nel 1962 che vedrà il braccio incorrotto di Teresa d’ Avila, “La santa della razza”, portato in processione su tutto il territorio spagnolo, rappresenta l’ultima macrorappresentazione del nazionalcattolicesimo.