Malte aux XVIIIe et XIXe siècles, identité et institutions

Carmelina Gugliuzzo, Un. di Messina

La sociabilità urbana è essenziale per comprendere il processo di modernizzazione che avviene tra Ancien Régime e classe borghese. È necessario chiarire il legame esistente tra storia sociale e sociabilità. Il problema della sociabilità urbana riguarda il tema di una coscienza nazionale, dal momento che essa è considerata responsabile della trasformazione dei sudditi in cittadini. La sociabilità urbana nelle città portuali del Mediterraneo rappresenta una delle maggiori peculiarità di queste aree poiché nonostante vi siano similitudini tra il sito, l’architettura, etc., c’è una specificità culturale, sociologica e politica che le contraddistingue. Questo mare ‘interno’ ha rappresentato in effetti un trait d’union piuttosto che una separazione, una sorta di matrimonio tra terra e mare. In questo panorama si inserisce l’isola di Malta, la quale è stata, grazie alla sua posizione geografica strategica, luogo d’incontro di stranieri e di interessi politici notevoli per le potenze europee d’età moderna. Dalle dominazioni subite fin dall’antichità, all’arrivo dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, dai due anni di presenza francese fino al susseguente dominio britannico, vi è stato un continuo mélange di lingue, civiltà, modi di vivere e di pensare differenti. Le ragioni di questo “cosmopolitismo” non sono solamente di natura economica, ma soprattutto politiche e strategiche, gli interessi imperialisti (per la maggior parte britannici) fanno divenire Malta la piattaforma girevole del Mediterraneo, grazie essenzialmente al suo Grande Porto. Questo cosmopolitismo, sovente coatto, non sminuisce l’identità dell’isola, che si consolida sempre più attraverso il mantenimento della lingua (il tanto vituperato idioma maltese), della religione, delle tradizioni, delle feste e degli organismi politici locali. Esiste uno stretto rapporto tra feste popolari, identità e rivolta; i maltesi mostrano, con i cavalieri prima, con i francesi (la rivolta della campagna è un esempio memorabile) e gli inglesi poi, di non gradire l’egemonia politica e culturale che viene loro imposta. Accordi costituzionali, disposizioni e poteri del Consiglio di Governo, il numero ed i poteri dei suoi membri eletti, sono oggetto di innumerevoli questioni tra governo britannico e i maltesi desiderosi di estendere il loro raggio d’autonomia e di controllo sull’isola. Attraverso l’egemonia culturale gli inglesi potevano d’altronde legittimare l’impresa coloniale; come affermava E. Said, l’accentuazione dell’esotismo e dell’orientalismo di queste aree mediterranee non è altro che un aspetto del colonialismo.