| Politica,
società civile e istituzioni locali. Per uno studio sulle
elezioni amministrative nel secondo dopoguerra. |
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Rosario Forlenza, Un. della Tuscia, Viterbo
Tutor prof. Maurizio Ridolfi
1. La ricerca intende ricostruire la storia delle
elezioni amministrative in Italia nei primi anni di vita della Repubblica.
Nella consapevolezza che uno sguardo a distanza ravvicinata potrebbe
rendere incomprensibile il quadro generale – vista la frammentazione
e la diversità delle vicende locali – si intende recuperare
una visione da lontano e d’insieme. E nello stesso tempo mettere
in risalto le caratteristiche e le problematiche delle elezioni
in alcune grandi città italiane: Roma, Milano, Torino, Bologna
e Napoli. Una ricerca di storia elettorale non può fare a
meno dei cambiamenti avvenuti in ambito di storia politica. Le riflessioni
e gli esiti di ricerca più fertili – in Italia e in
Europa, ma in particolare in Francia – hanno spostato il tradizionale
studio dei fenomeni di carattere pubblico verso una nuova realtà
di storia della politica, che, tra l’altro, si avvale delle
sollecitazione e degli apporti dell’antropologia, della politologia,
dei linguaggi, metodi e particolari universi scientifici delle scienze
sociali. E proprio lo studio delle elezioni, in Italia come altrove,
ha consentito di cogliere la distanza tra gli studi tradizionali
e i nuovi sviluppi della ricerca. Nel significativo progresso degli
studi elettorali però il voto amministrativo è stato
abbastanza escluso. È però indubbio che l’attenzione
alla dimensione locale della politica consente di liberare una storia
nazionale troppo angusta per oggetti, soggetti e ambiti storiografici.
2. Uno studio delle elezioni amministrative non
può che partire – logicamente e cronologicamente –
dalla raccolta e sistemazione dei dati elettorali. La certezza dei
numeri, in realtà, riguarda soltanto le elezioni politiche:
non tanto e non solo per la mancanza di cifre e pubblicazioni ufficiali,
quanto per la difficoltà di organizzare dati tra di loro
troppo disomogenei. Ma, in ogni caso, il dato statistico è
solo l’aggancio ad una realtà più ampia, complessa
e differenziata. Ed è comunque insufficiente a dare il senso
e il tono ad una ricerca che voglia indagare una serie di fenomeni
e di processi – più che di semplici avvenimenti –
che hanno investito l’Italia repubblicana nei suoi primi anni
di vita.
Rimane fondamentale il problema del rapporto tra centro (inteso
come dimensione nazionale, politica, astrazione, emancipazione del
politico dai contesti più immediatamente sociale) e periferia
(intesa come locale, amministrazione, radicamento nel sociale, prossimità
alle nervature intime della struttura sociale e degli interessi
materiali). Occorre osservare come si vanno configurando, all’interno
dei processi di politicizzazione e democratizzazione dell’Italia
repubblicana, le dissonanze, le affinità, gli scambi e gli
scarti tra i diversi livelli.
Sono chiamati in causa, dunque, il grado di politicizzazione e ideologizzazione
dei problemi locali; la posizione della politica locale rispetto
a quella nazionale. Il ruolo dei partiti nel loro tentativo di organizzarsi
e radicarsi sul territorio e di rapportarsi alle istituzioni locali.
La maniera stessa in cui la politica e la partecipazione hanno reso
moderna la vita degli italiani e hanno consentito loro di diventare
cittadini della repubblica. Sotto la crosta delle formule storiografiche
generali – spesso cristallizzate in una immagine troppo univoca
e unidimensionale per non essere distorta – l’Italia
dei comuni merita di essere ricostruita e ri-considerata.
3. La ricerca intende esaminare e analizzare una serie di questioni
e di problemi – ruotanti intorno alla democratizzazione e
politicizzazione dell’Italia repubblicana – in diversi
città. La valenza conoscitiva ed esplicativa della comparazione
è dunque considerata fondamentale. In alcuni casi, la periferia
è il luogo dove la politica alta si degrada e perde respiro
ideale, in altri casi il centro attende l’iniezione di linfa
vitale della virtuosa amministrazione. Alcune città –
come il caso di Bologna – diventano laboratorio dove si sintetizzano
pratiche di buon governo. In altre – come la Napoli fascinata
dal verbo qualunquista e populista di Achille Lauro – si sviluppano
ed elaborano proposte politiche di marca anti-centralista ed anti-statalista.
Se è nel contesto locale che avviene un vero e proprio apprendistato
di massa della vita politica – come Pierre Rosanvallon ha
notato riferendosi alla Francia orléansista – sarebbe
interesse quanto l’assunto potrebbe valere per l’Italia
repubblicana e per altri paesi europei dopo la seconda guerra mondiale.
4. Un vero e proprio manifesto della «nouvelle
histoire du politique» è il volume curato da René
Rémond, Pour une histoire politique, Seuil, Paris 1988; la
costruzione e l’organizzazione del politico nel sociale e
l’indagine sui partiti come luogo della sociabilità
è nelle ricerche di Maurice Agulhon tra cui, in particolare,Sociabilité:
étude d’une mutation Le cercle dans la France burgeoise
1810-1848, Colin, Paris 1977 [trad. it.: Il salotto, il circolo,
il caffè: i luoghi della sociabilità nella Francia
borghese 1810-1848, a cura di M. Malatesta, Donzelli, Roma 1993].
È già un classico della storia elettorale Pier Luigi
Ballini, Le elezioni nella storia d’Italia dall’unità
al fascismo. Profilo storico-statistico, Il Mulino, Bologna 1988;
per un periodo più ampio e che comprende gli anni dell’Italia
repubblicana, Maria Serena Piretti, Le elezioni politiche in Italia
dal 1848 a oggi, Laterza, Roma-Bari 1995. Modelli di riferimento
e problematiche utili per l’Italia, sono state fornite anche
da studi elettorali provenienti dall’estero e in particolare
dalla Francia, tra cui, fra molti altri, P. Rosanvallon, Le sacre
du citoyen: histoire du suffrage universel en France, Gallimard,
Paris 1992 [trad. it.: La rivoluzione dell’uguaglianza. Storia
del suffragio universale in Francia, Anabasi, Milano 1994]; Olivier
Ihl, Le vote, Montchrestien, Paris 2000² (1. ed. 1996).
La recente attenzione degli storici per questioni come la propaganda,
la mobilitazione dei militanti, i linguaggi della politica, le campagne
elettorali è testimoniata da M. Ridolfi (a cura di), Propaganda
e comunicazione politica. Storia e trasformazione nell’età
contemporanea, Bruno Mondadori, Milano 2004. Per il rapporto tra
centro e periferia non si può prescindere dal classico Sidney
G. Tarrow, Between Center and Periphery. Grassroots Politicians
in Italy and France, Yale University Presse, New Haven and London
1977 [trad. it.: Tra centro e periferia. Il ruolo degli amministratori
locali in Italia e in Francia, Il Mulino, Bologna 1979]. Non esistono
studi complessivi sulle elezioni amministrative italiane se non
alcune ricerche, di taglio politologico e sociologico dedicate ad
alcune città. A metà degli anni Ottanta l’Istituto
nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia insieme
alla rete degli istituti locali iniziò una ricerca dedicata
al ceto politico locale, su cui, in particolare, Alfio Mastropaolo
(a cura di), Le élites politiche locali e la fondazione della
repubblica, Istituti storici della resistenza in Pemonte, Consiglio
regionale del Piemonte, Franco Angeli, Milano 1991. Gli studi che
la storiografia sociale, come nel caso del gruppo di lavoro legato
alla rivista «Meridiana» – in questo caso a partire
da un’ottica rivolta a ridiscutere gli stereotipi della storiografia
meridionalistica – hanno consentito di rivedere alcune importanti
questioni analitiche relative alla dimensione del «locale».
La rivista «Memoria e ricerca» recupera la dimensione
territoriale spaziale e territoriale come variabile – non
solo geografica e geopolitica ma anche più propriamente storica
– che consente l’esame di fenomeni complessi e apparentemente
incomprensibili della storia nazionale.
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