| Il ruolo
di Luigi Einaudi nella ricostruzione italiana ed europea (1943-1955)
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Danilo Festa, Università
della Tuscia, Viterbo
Tutor prof. Maurizio Ridolfi
1.
Il percorso di ricerca
Oltre che sulla già ricca bibliografia,
il lavoro si basa sulla documentazione reperita presso la Fondazione
Einaudi di Torino, nonché sulle carte personali e le fonti
a stampa.
Nella parte iniziale ci si sofferma sull’atteggiamento tenuto
da Einaudi durante il fascismo, per affrontare più analiticamente,
nel periodo che va dalla caduta del fascismo al 1945. Durante il
fascismo ebbe un comportamento dignitoso, non partecipando ai lavori
del Parlamento dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti nel
1924. Professò un antifascismo rigoroso, critico, obiettivo;
mantenne una ininterrotta corrispondenza ed amicizia con Ernesto
Rossi ed infine, dopo la caduta del fascismo, scelse l’esilio
in Svizzera (dal settembre1943 al dicembre 1945). In quel periodo
alcune delle sue idee su temi economici, sociali, istituzionali,
saranno la base del suo percorso politico postbellico.
Il lavoro riguarda in particolare il ruolo avuto al rientro in Italia
nel 1945’, prima come governatore della Banca d’Italia
e successivamente come vicepresidente del Consiglio e Ministro del
Bilancio, nella lotta all’inflazione e nella battaglia per
la stabilizzazione della lira. Si potrà osservare la sintonia
con le politiche economiche seguite in quel periodo dai principali
paesi occidentali.
Il periodo in cui Einaudi assunse la funzione di presidente della
Repubblica, tra il 1948 e il 1955, costituisce la parte fondamentale
del lavoro. Furono gli anni in cui i problemi dell’Italia
e quelli della ‘Europa occidentale invitano ad un approccio
comparativo: il pericolo di guerra, la politica dei blocchi contrapposti,
il tentativo di riforma elettorale, la prefigurazione di un processo
di integrazione europea.
2. Il settennato
presidenziale
Luigi Einaudi, primo presidente eletto dal Parlamento italiano,
fu un capo di stato dotato di un suo peculiare stile, diverso da
tutti quelli che lo seguiranno, tanto che da più parti, anche
in relazione ai poteri ad esso assegnati dalla Costituzione, è
considerato il migliore che l’Italia abbia avuto.
Arrivò alla Presidenza dopo essersi formato tra i due secoli,
aver vissuto due guerre e tutte le tragedie del primo cinquantennio
del primo Novecento. L’esperienza di giornalista, professore
universitario e accreditato studioso di scienze sociali e politiche
ne fecero una figura di primo piano nella vita pubblica italiana.
Già senatore del regno e di sentimenti monarchici, non rinnegò
mai la sua fede, neanche quando venne eletto alla più alta
carica della Repubblicana, conservando comunque un comportamento
di coerenza nella fedeltà e nel rispetto delle istituzioni.
Lo ricordò nelle sue primissime frasi del messaggio dopo
il giuramento da Presidente:
[… ] ho usato, innanzi al
2 giugno 1946, ripetutamente del diritto di manifestare una opinione,
radicata nella tradizione e nei sentimenti suoi paesani, sulla scelta
del regime migliore da dare all’Italia; ma , come avevo promesso
a me stesso ed a miei elettori[…] (1)
Fu interprete di uno stile presidenziale
allo stesso tempo austero e rigoroso, che contrastava nettamente
con la retorica del ventennio fascista. Lo evidenziò anche
la sua prima uscita pubblica, in una cerimonia sull’Altare
della Patria, il 2 giugno 1948, come le cronache dell’epoca
riportarono:
[…] C’era una grandiosità,
nella sua modestia, nella sua semplicità, persino nell’andatura
dimessa, una (2) grandiosità patetica e gentile, che lo avvicinava
tanto al sentimento dei presenti, ne provocava l’affettuosa
simpatia[…].
Fu forse l’unico Presidente
della Repubblica ad avere una effettiva conoscenza delle diverse
materie di cui un capo dello stato era chiamato ad occuparsi. Esercitò
il suo mandato intervenendo , più volte, nei modi a lui consentiti
dalla Carta costituzionale, con competenza e discrezione, esortando
i ministri e esprimendo il suo autorevole parere su temi di attualità.
La conoscenza del diritto pubblico ed l’esercizio dei poteri
costituzionali gli consentirono di non subire passivamente alcune
decisioni prese nelle segreterie dei partiti, che scavalcavano il
ruolo del parlamento; accadde, per esempio, in occasione delle dimissioni
dell’on. Pella dall’incarico di Presidente del consiglio,
nel gennaio del 1954. Il Presidente aveva affidato a Pella, l’incarico
di formare il governo, e la Democrazia cristiana, partito a cui
egli apparteneva, voleva imporre la scelta di alcuni ministri. Pella
non accettò una tale imposizione, presentando le dimissioni
dall’incarico al Presidente Einaudi, in quale non mancò
di rendere pubbliche le sue considerazioni critiche.
Un intervento più deciso Einaudi lo fece nel 1952, quando
il presidente del Consiglio, il democristiano Alcide De Gasperi,
presentò in Parlamento un disegno di legge, per la modifica
in senso maggioritario della legge elettorale. Lo scopo dichiarato
era il rafforzamento del potere esecutivo; al partito o al cartello
di partiti alleati che avessero ottenuto il 50,1% dei voti validi,
sarebbe andato un premio di maggioranza, pari al 64,5% dei parlamentari.
Il Presidente, pur essendo favorevole ad una riforma in senso maggioritario,
e conservando durante l’iter di approvazione della legge un
comportamento in linea con le sue prerogative costituzionali, ritenne
però eccessivamente alto il premio di maggioranza, dimostrando
ancora una volta un grande senso dello Stato e di equilibrio. Propose
perciò in una lettera a De Gasperi, l’adozione di in
sistema che, tutelando comunque la governabilità del Paese,
al contempo garantisse alle forze medie e piccole un opportuno grado
di rappresentatività, adottando il collegio uninominale con
voto alternativo:
Si vota una volta sola; ed in
questa l’elettore india col n.1 il candidato al quale va in
prima linea la sua preferenza e col n.2 il candidato che preferisce
in seconda linea. E’ il ballottaggio anticipato… [senza
ovviamente premio di maggioranza, nda] (3).
In campo economico Einaudi fu
sempre a stretto contatto con i direttori della Banca d’Italia
e con i ministri dei dicasteri economici, trovandosi in piena sintonia
con Vanoni, (ministro prima Tesoro poi al Bilancio), appoggiandone
sia la riforma triburia sia il Piano nazionale per l’occupazione.
Intervenne presso i ministri interessati, sostenendo l’intero
governo, al centro delle polemiche nel 1949, dopo la pubblicazione
da parte dell’ECA (Economic Cooperation Administration) di
un rapporto molto critico sulla politica economica italiana, in
particolare sull’eccesso di forza lavoro rispetto alle possibilità
di occupazione.(4)
In politica estera , volle sempre
essere informato sia sul procedere del Patto Atlantico, di cui era
fautore, sia del tentativo di unione tra i paesi che avviarono l’integrazione
europea, contribuendo con appunti ai Ministri interessati alla formulazione
di proposte per modificare i contenuti delle trattative in corso.
Sul Piano Schuman, per la costituzione della CECA, presentò
al Ministro degli esteri, Carlo Sforza, alcune considerazioni sulla
necessità per l’Italia di parteciparvi. Circa la forma
istituzionale che avrebbe dovuto darsi l’Europa, rimase coerenti
con le sue originarie opzioni federalistiche, nella convinzione
che un’ unione di stati doveva essere prima politica che economica.
Non mancò, nonostante i
suoi impegni di scrivere anche sulla storia nazionale italiana e
a differenza di Benedetto Croce, non indicò nel fascismo
come una parentesi nella storia del paese ma come parte intrinseca
della sua storia e dei suoi problemi irrisolti di democratizzazione.
Il senso dello Stato e delle istituzioni
di Einaudi, nonché il suo stile presidenziale, furono attestati
al momento della conclusione del suo mandato. Ne lasciò un
esempio illuminante Piero Calamandrei:
Dopo sette anni durante i quali
ha saputo reggere e rafforzare con esemplare equilibrio i destini
ancora vacillanti della giovane repubblica egli è tornato
alla sua biblioteca privata e si è rimesso a studiare e scrivere,
come un semplice cittadino.
Note:
(1) L.Einaudi, Lo scrittoio del Presidente, Torino, Einaudi, 1956,
p. 52.
(2) La repubblica degli Italiani simbolo dell’unità
nazionale, “Corriere della Sera”, 3.6.1948..
(3) Luigi Einaudi , Una lettera a De Gasperi sulla riforma della
legge elettorale, 27 agosto 1952, a cura di Paolo Soddu, Torino,Annali
della Fondazione Einaudi, vol XXVI/ 1992, p.
(4) Italy-country study, Washington,D.C., United States Government
Printing Office, 1949.
Bibliografia essenziale
L.Einaudi, Lo scrittoio del Presidente, Torino, Einaudi,
1956
L. Einaudi, Ernesto Rossi, Carteggio (1925-1961), Torino, Fondazione
Luigi Einaudi, 1987
L.Einaudi, Lezioni di politica sociale, Torino, Einaudi, 2002
L.Einaudi,Diario dell’Esilio 1943-1945, a cura di Paolo Soddu
, Bari, Laterza,1993
L. Salvatorelli, La guerra fredda (1945-1955), Venezia, Neri Pozza,
1956
M. Ridolfi (a cura di), Almanacco della Repubblica,Milano, Bruno
Mondatori, 2003.
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