| Emigrazione
italiana e politiche migratorie in Europa nel secondo dopoguerra,
1945-1957 |
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Michele Colucci, Università
della Tuscia, Viterbo
Tutor prof. Matteo Sanfilippo
1. Il dibattito storiografico
L’emigrazione diretta all’estero
è stata negli ultimi venti anni progressivamente riscoperta
come fenomeno centrale nella storia dell’Italia contemporanea.
Gli studiosi hanno ricostruito le origini dell’emigrazione
di massa che si sviluppò a partire dagli anni sessanta dell’Ottocento
e ne hanno ridisegnato la lunga traiettoria che si è interrotta
in maniera sostanziale alla metà degli anni settanta del
Novecento. Si tratta quindi di più di un secolo di storia,
durante il quale si calcola che le persone che complessivamente
sono partire dall’Italia hanno superato la quota di 27 milioni:
una cifra eccezionale. Dal punto di vista della periodizzazione,
la storiografia ha suddiviso questo arco di tempo in tre grandi
periodi: un primo periodo che va dagli anni sessanta dell’Ottocento
alla prima guerra mondiale, il periodo compreso tra le due guerre
mondiali e un terzo periodo che inizia nel 1945 e termina alla metà
degli anni settanta. La mia attenzione è rivolta a questo
terzo periodo. Oggetto della mia ricerca è infatti la ricostruzione
di alcuni aspetti dell’emigrazione italiana in un’area
geografica ben precisa (l’Europa occidentale) e in un periodo
di tempo che corrisponde alla prima parte della fase che si apre
con il 1945. A partire dal confronto con gli studi storici realizzati
sul tema ho scelto di stabilire una periodizzazione più precisa:
1945-1957. In realtà il lavoro di ricerca storica sull’emigrazione
in Europa nel secondo dopoguerra è meno corposo rispetto
agli studi realizzati sull’emigrazione transoceanica e sull’emigrazione
precedente la seconda guerra mondiale. Ma perché ho proposto
questa periodizzazione, sulla base degli studi che ho avuto modo
di consultare? Le ragioni che mi hanno spinto a fare questa scelta
sono cinque:
- il 1945 – pur non essendo
l’anno in cui gli esplodono espatri, che semmai è il
1946 – è stato individuato come anno-chiave perché
la classe dirigente post-fascista inizia ad affrontare la questione
della ricostruzione, in cui l’emigrazione viene immediatamente
individuata come risorsa fondamentale
- tra il 1956 e il 1957 avvengono due eventi che modificano sensibilmente
le politiche italiane in materia di emigrazione e che quindi, in
qualche modo, chiudono una fase: la tragedia di Marcinelle in Belgio
e la firma dei Trattati di Roma che istituiscono il mercato comune
europeo
- in questi anni i governi italiani firmano numerosi accordi bilaterali
di emigrazione con i paesi dell’Europa occidentale (Belgio,
Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Germania ovest)
- in questi anni - in preparazione dei Trattati di Roma del 1957
– i governi italiani promuovono una ostinata campagna per
affrontare a livello comunitario la questione della disoccupazione
e favorire quindi la libera circolazione dei lavoratori tra i paesi
comunitari
- l’avvento del “miracolo economico” alla fine
degli anni cinquanta segna in Italia la fine della fase della ricostruzione
post-bellica e modifica radicalmente gli equilibri del mercato del
lavoro, incidendo anche sull’andamento dell’emigrazione
diretta in Europa
Come è evidente dai cinque
punti sovraesposti nella mia ricerca un ruolo centrale è
ricoperto dalla ricostruzione delle politiche migratorie, soprattutto
quelle dei governi italiani. Nel dibattito storiografico infatti
sul periodo preso in considerazione è stato ormai affermato
un punto fondamentale: una delle differenze più importanti
tra l’emigrazione del secondo dopoguerra e quella precedente
è che nel secondo dopoguerra i governi italiani scelgono
chiaramente di incentivare, promuovere e sostenere la partenza degli
emigranti, in molti modi.
2. Il percorso di ricerca
Scopo principale del mio progetto
di ricerca è quindi ricostruire in che modo venne ideata,
pianificata e realizzata questa nuova politica migratoria, in relazione
all’esperienza dell’emigrazione diretta in Europa. Si
intende quindi un concetto ampio di “politica migratoria”,
in cui trovano posto tutte le forme organizzative che permisero
ai governi italiani di incentivare l’emigrazione. Il punto
di partenza che si vuole evidenziare e analizzare è che per
realizzare una politica migratoria occorre mettere in piedi una
macchina organizzativa. Nella composizione e nell’articolazione
di questa macchina organizzativa rientrarono le istituzioni più
diverse, alle quali viene dedicata un’attenzione particolare.
Il progetto finora si è orientato su tre percorsi differenti:
- analisi della scelta dei governi italiani e panorama del dibattito
politico-culturale al riguardo (fonti: letteratura storiografica
sulla ricostruzione, stampa, documenti elaborati dai soggetti interessati,
materiale depositato in Archivio Centrale dello Stato (ACS) della
Presidenza del consiglio negli anni interessati)
- analisi della macchina organizzativa: Ministero del lavoro e Ministero
degli Esteri, con particolare risalto al ruolo del Ministero del
lavoro (fonti: archivi dei due ministeri)
- analisi degli accordi bilaterali e della loro pianificazione e
realizzazione (fonti: archivi Ministeri Esteri e Lavoro)
3. Comparazione
Il lavoro si presta naturalmente a più livelli di comparazione,
a partire dal confronto tra la politica migratoria italiana e quella
dei paesi che accolgono lavoratori italiani.
Una ipotesi di lavoro che può guidare questa comparazione
è la seguente: in questi dodici anni si può parlare
dell’emigrazione italiana in Europa come di un fenomeno omogeneo,
studiabile con un approccio complessivo che non prescinde ovviamente
dalle differenze dei singoli paesi? Una simile impostazione ci permetterebbe
di superare gli studi sui singoli flussi e di verificare il rapporto
tra l’emigrazione e alcuni nodi storiografici fondamentali
sulla storia dell’Europa nel secondo dopoguerra, ne cito solo
quattro: integrazione europea, formazione di un mercato del lavoro
europeo, origini delle politiche migratorie comuni, coinvolgimento
degli stati nella gestione dei flussi migratori a seconda delle
proprie esigenze.
4. Bibliografia di riferimento
- Bade, K., L’Europa in movimento.
Le migrazioni dal Settecento a oggi, Laterza, Roma-Bari, 2001
- Bevilacqua, P., De Clementi, A., Franzina, E. (a cura di), Storia
dell’emigrazione italiana, vol. I Partenze, Donzelli, Roma,
2001 (soprattutto il saggio di F. Romero)
- Bevilacqua, P., De Clementi, A., Franzina, E. (a cura di), Storia
dell’emigrazione italiana, vol. II Arrivi, Donzelli, Roma,
2002 (soprattutto i saggi di A. De Clementi e L. Tosi)
- Ciuffoletti, Z. – Degl’Innocenti M. (a cura di), L’emigrazione
nella storia d’Italia 1868-1975, Vallecchi, Firenze 1978 (2
voll.)
- Corti, P., Storia delle migrazioni internazionali, Laterza, Roma-Bari,
2003
- De Clementi, A., Curare il mal di testa con le decapitazioni?
L’emigrazione nel secondo dopoguerra. I primi dieci anni,
in “’900”, n. 7-8, 2004
- Romero, F., Emigrazione e integrazione europea, 1946-73, Edizioni
Lavoro, Roma, 1991
- Sanfilippo, M., Problemi di storiografia dell’emigrazione
italiana, SetteCittà, Viterbo, 2002
- Sassen, S., Migranti, coloni, rifugiati. Dall’emigrazione
di massa alla fortezza Europa, Feltrinelli, Milano 1999
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